LA QUINTA DEL BUITRE, 40 ANNI DOPO
Mai come in questa stagione, complici gli infortuni a catena e le discutibili scelte del club in sede di mercato estivo e invernale, la tifoseria del Real Madrid si è divisa sull’opportunità di cercare a Valdebebas il rimedio alle ricorrenti assenze in prima squadra.
Se a questo aggiungiamo che il Barcellona del neo allenatore Hansi Flick ha dominato la scena in Spagna affidandosi (anche) ad alcuni talenti usciti dalla cantera blaugrana, ecco allora che il grido “i giovani forti li abbiamo anche noi” è diventato quasi un ritornello.
Innanzitutto un dato, che forse sorprenderà. Nella stagione 2024-25, la differenza di età media dei 15 giocatori con maggior minutaggio delle due squadre è di appena un anno e quattro mesi: 26,7 per il Real Madrid, 25,3 per il Barcellona. Troppo poco, a mio parere, per tracciare una linea netta tra le due compagini.
Come spesso accade, le impressioni (talvolta manipolate ad arte dalla stampa, sempre alla ricerca di spunti sensazionalistici sui quali costruire titoloni e teorie ben poco suffragate dalla realtà) si scontrano con le evidenze. Perché non bastano due minorenni (Cubarsì e Yamal) e tre giovani (Balde, Casadò e Pedri) a trasformare una squadra in una “banda di ragazzini”. Così come, rivolgendo l’attenzione al nostro club, aver già vinto Champions League e Liga e stare in campo come un veterano non fa del ventunenne Jude Bellingham un vecchio. Per non parlare di Rodrygo (23) e Vinicius (24), che di Champions League ne hanno vinte due, di Tchouameni (24) che ne ha vinta una e di Mbappé, un ventiseienne ormai da così tanto tempo sulla breccia da sembrare prossimo al ritiro.
Sono trascorsi 40 anni dall’ultima volta che la nostra Fábrica si è vista promuovere un piccolo blocco di elementi in prima squadra. Per quei due o tre che non lo sapessero, mi riferisco alla celebre “Quinta del Buitre”, ovvero ai cinque giovani (Butragueño, Michel, Manolo Sanchis, Martin Vazquez e il meno celebre Pardeza) che nel biennio 83-84 e 84-85 furono inseriti con alterna fortuna in prima squadra. Con loro (e con ben tre allenatori diversi) il Real vinse due volte la Coppa UEFA e cinque volte consecutive la Liga ma fallì sempre il bersaglio grosso, ovvero la Coppa dei Campioni.
Della Fábrica parleremo più nel dettaglio nei prossimi giorni. Per ora ci basti sapere che, nei confronti del vivaio e più in generale dei giovani, la filosofia del club è sempre stata piuttosto chiara e coerente, nonché diversa (per scelta e/o per necessità) da quella del Barcellona o di altre società.
Perché, che ci piaccia o meno, il Real Madrid (come altri club storici “condannati” a vincere spesso, se non sempre) non è proprio il contesto migliore in cui un giovane può crescere ed evolvere in tranquillità. Da noi un prodotto del vivaio, per essere protagonista in prima squadra, deve farsi trovare già pronto, in quanto la qualità richiesta è molto alta e l’inclinazione alle critiche esterne altrettanto elevata. Basta vedere cosa è successo al povero Victor Muñoz, per quel gol sbagliato nell’ultimo Clàsico.
Con Xabi Alonso al timone, è ipotizzabile che l’attività in quel di Valdebebas verrà maggiormente attenzionata così come la conferma dell’acquisto del ventenne difensore centrale Dean Huijsen dal Bournemouth è una ulteriore indicazione del cambiamento che avverrà in seno alla squadra. Tuttavia, nemmeno il nuovo allenatore potrà sottrarsi alla pressione, inevitabile dopo una stagione deludente e sotto le aspettative qual è stata la 2024-25. Quindi: cambio di rotta, aria e stimoli nuovi ma senza mai perdere di vista il risultato.

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