IL CALVARIO DI BELLINGHAM


Premetto: il termine “calvario” è decisamente forte, almeno in considerazione di quanto si è visto. Tuttavia, che l’infortunio rimediato da Jude Bellingham il 5 novembre 2023 contro il Rayo Vallecano abbia condizionato il rendimento del britannico è altrettanto indiscutibile.

Una lussazione all’articolazione della spalla sinistra, tenuta sotto controllo grazie all’utilizzo di un tutore che però, alla lunga, ha solo posticipato l’inevitabile intervento chirurgico a cui Bellingham si sottoporrà nella prossima estate. Un infortunio subdolo, che non ha impedito a Jude di continuare a scendere in campo con regolarità ma che, complice anche la partecipazione agli Europei 2024 con la sua nazionale, partita dopo partita ha peggiorato la situazione e ne ha in parte condizionato le prestazioni.

Pur restando, a mio modesto parere, uno dei cinque calciatori più completi e performanti attualmente in attività, è indiscutibile che le performance di Jude Bellingham nella stagione che sta per finire siano state nel complesso al di sotto delle aspettative.

Molteplici sono i fattori alla base di tutto ciò. Innanzitutto, il confronto con l’anno precedente. Ve lo ricordate? Prelevato dal Borussia Dortmund alla cifra galattica (sia pur ufficiosa) di 103 milioni di euro + bonus, il non ancora (all’epoca) ventenne nativo di Stourbridge fu il vero e proprio “crack” della stagione 2023-24 del Real Madrid. La posizione ibrida che gli trovò Ancelotti in una squadra appena diventata orfana di Karim Benzema (e quindi senza centravanti di ruolo) costituì il colpo di genio dei primi mesi madrileni di Bellingham. Certo: a nulla sarebbe servita l’operazione senza il talento cristallino e l’innata capacità di adattamento tattico del giocatore, che sorprese fin da subito per la maturità messa in mostra, incredibile se rapportata alla giovanissima età.

Con 14 gol realizzati nelle prime 15 partite ufficiali in camiseta blanca, l’inglese ha fatto meglio di tutti quelli che l’hanno preceduto, compresi Alfredo Di Stefano e Cristiano Ronaldo. Poi, oltre all’infortunio, le squadre avversarie hanno iniziato a prendere le misure al nuovo Real disegnato attorno a Bellingham e, nella seconda parte della stagione, la sua vena realizzativa si è notevolmente ridotta, anche se non l’apporto determinante alla causa culminata con la doppietta Liga-Champions al termine di una annata statisticamente pressoché irripetibile: 41 vittorie, 12 pareggi e appena 2 sconfitte.

Fin qui, tutto magnifico. Poi, l’estate scorsa, è arrivato Mbappé, con tutti i suoi (molti, moltissimi) pro e i suoi (pochi ma non per questo trascurabili) contro. L’inserimento dell’attaccante francese, le cui nozze con il Real Madrid erano state annunciate da tempo, ha certamente creato un “disguido” tattico a più livelli che, evidentemente, Ancelotti non è riuscito del tutto a risolvere. La forzata coabitazione di Kylian nel tridente offensivo che comprendeva anche Vinicius e Rodrygo ha limitato le sortite offensive di Bellingham che, a quel punto, avrebbe potuto provare a colmare il vuoto lasciato dal ritiro di Kroos e che invece ha palesato grossa difficoltà a trovare una sua efficace collocazione nel fin troppo anarchico (talvolta) scacchiere dei blancos.

Sia chiaro: il calo di rendimento di Bellingham non può essere addebitato solo a una questione tattica. Jude è troppo bravo per poter essere anche solo limitato da una diversa posizione in campo. Però è innegabile che, in una sorta di causa-effetto reciproco, le sue difficoltà abbiano condizionato la squadra e viceversa.

Ora però si deve pensare al futuro e all’intervento, che sembra verrà eseguito subito al termine della partecipazione della squadra al Mondiale per Club (dunque speriamo dopo il 13 luglio) e che, se non ci saranno sorprese, richiederà un tempo di recupero attorno ai tre mesi. Quindi, la stagione 2025-26 inizierà con Bellingham ai box e per Xabi Alonso sarà un problema. Perché Bellingham, semplicemente, non è sostituibile.         

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